giovedì 3 aprile 2014

JAPAN FOOD, UN 'AFFAIR' DAGLI OCCHI A MANDORLA. 1° episodio: JAPANESE COTTON CHEESECAKE










Ci sono amori che non finiscono mai: vivono di momenti intensi intervallati da pause, nelle quali ci si ama a distanza. Si tratta di ritorni che la vita impone e forse il nostro arbitrio c'entra poco: è la vita e la parte più profonda di noi che possiedono un'affinità già scritta verso l'oggetto di questi amori.
La prima volta fu dodici anni fa, quando mi imbattei nel numero 3/2002 de La cucina Italiana, rivista di settore per appassionati di pentole e padelle, che al suo interno conteneva ( contiene, perchè da quel giornale non mi separerò mai! ) un dossier sul Sushi fatto di un bene....ma di un bene....che le riviste di cucina di oggi a confronto si devono nascondere. Si trattava di un vero e proprio reportage in cui l'itame san ( trad. signore davanti al tagliere, ndr ) Ichikawa, un cuoco giapponese sobrissimo ( erano lontani i tempi degli chef sex symbol! ) mostrava e spiegava nei minimi particolari gli ingredienti e i procedimenti per realizzare tradizionalissimi rotolini e affini. 
Confesso che all'epoca mi recai al famoso santuario cagliaritano del cibo etnico ( il Suq ) e acquistai tutto il necessario per mettere in pratica i dettami di Ichikawa, ma poi non ne feci nulla.
Proprio come con certi amori di cui parlavo prima: un gran daffare nella reciproca seduzione e poi....un contrattempo, una motivazione evidentemente non ancora matura e l' affair non si concretizza. 
Acquistare gli ingredienti non è stato difficile, per le motivazioni invece ho dovuto lavorare molto di più: crescere, acquistare consapevolezza, ma sopratutto avere due meravigliosi figli per i quali potermi dare completamente e ai quali far conoscere il mondo. Anche a tavola, perchè cibo è cultura, cibo è storia, geografia, antropologia, cibo è emozioni e senza emozione non c'è vera conoscenza, ma solo un esercizio sterile di nozioni.
Perciò sono passati gli anni, durante i quali più volte ho sfiorato la cucina giapponese ( nei viaggi, nei ristoranti ), fino a giungere fino ad oggi. Oggi che ho più coraggio, più voglia di mettermi alla prova.....oggi che devo far da mangiare quasi tutti i giorni! Per vari motivi ultimamente la passione si era riaccesa, perciò mi sono messa a studiare japan food e dintorni e per il mio compleanno mi sono regalata un Corso last minute di Cucina Orientale con Luigi Pomata e il fido Ryan, lui sì con veri occhi a mandorla.



Lo studio delle settimane prima ha permesso che al Corso ci arrivassi tutta in tiro e che potessi seguire al meglio i passi di questa danza con il cibo che è la Cucina Giapponese e questa volta sì che mi sono fatta travolgere dall'emozione ed ho trovato il coraggio concretizzare: visita al santuario ( sì, sempre quello, anche dopo tutti questi anni! ) con incetta di riso, alghe e affini e poi dritta in cucina.
Il giorno dopo il Corso mi sono detta "Buttati!" raccontandomi che tanto non era una storia seria, che tanto era solo per provare.....che tanto il filetto di salmone abbatttuto ce lo avevo bello e pronto in freezer.....!!!!!
Nella vita bisogna capire quando la vita stessa ti dice "se non ora, quando?" e quando occorre buttarsi senza tentennamenti, con coraggio e un pizzico di follia: il difficile è proprio lasciarsi andare poi tutto ciò che viene dopo è infinitamente più semplice. La Cucina Giapponese, infatti, non è così difficile come molti la immaginano, è solo diversa, ma non presenta particolari tecniche inarrivabili, non per chi bazzica tra ricette di media difficoltà. 
Non so quanto questo affair potrà durare, ma so che ora, in pieno vortice di passione japan, mi sto divertendo molto. Certamente non mi sto annoiando con tutti questi rendez-vous a base di Sushi, Teppanyaki, Ramen e Miso Shiru ecc.
Ecco qua i miei racconti e le mie confidenze..........

JAPANESE COTTON CHEESECAKE



Una torta che è un prodigio dell'architettura dolciaria, dove la difficoltà consiste nel 'tenere l'aria su'. Un dolce molto minimale, solo all'apperenza semplice, ma che in realtà necessita di alcune fondamentali accortezze. Ho scandagliato molti blog e molti tutorial attraverso i quali sono riuscita a comprendere alcuni passaggi fondamentali. 

Ricetta 
  • 100 ml di latte intero
  • 250 g di formaggio cremoso ( Philadelphia ) a T° amb
  • 60 g di burro a T° amb
  • 6 uova G 
  • 60 g di farina 00
  • 20 g di amido di mais
  • 1/4 di tsp di cremor tartaro
  • 120 g di zucchero semolato
  • 1/2 tsp di estratto di vaniglia o 1/2 bacca naturale
  • un pizzico di sale
Procedimento
Scaldare il latte a bagno maria mettendolo in una ciotola capiente, unire il formaggio ed amalgamare con una frusta fino ad ottenere un composto omogeneo. Incorporare il burro tagliato a pezzetti e farlo fondere sempre mescolando. Quando tutto è sciolto, togliere dal bagno maria e tenere da parte a raffreddare. 
Preriscaldare il forno a 160° C. Imburrare uno stampo di 20 cm di diametro e foderarlo con carta forno avendo l'accortezza che i lati superino di qualche centimetro il bordo dello stampo. Questo perchè la massa tenderà a crescere tanto, anche se ci si deve aspettare che si abbassi un poco durante il raffreddamento.
Setacciare assieme la farina e l'amido. Separare i tuorli dagli albumi e iniziare a montare gli albumi con il cremor tartaro a bassa velocità per 3-4 minuti. In questo modo si formerà una schiuma a bollicine più piccole e molto più stabili che garantiranno la necessaria tenuta della montata. Passato questo tempo,andare a velocità massima e incorporare lo zucchero in almeno tre volte dandogli il tempo di sciogliersi di volta in volta nella parte acquosa dell'albume. Quando la massa sarà bianchissima, soda e lucida smettere di montare. 
Riprendere la ciotola con il latte e il formaggio, salare e aggiungere la vaniglia. Incorporare un tuorlo per volta alternandolo ad un pò di farina fino ad ottenere una pastella fluida ma non troppo lenta. Passare al setaccio per eliminare ogni traccia di grumi e di residuo d'uovo. Questo passaggio renderà finissima la texture del dolce. Montare un pò con le fruste per incorporare più aria possibile.
Con una spatola di silicone incorporare una parte della meringa attraverso i soliti movimenti dal basso verso l'alto. Versare tutto il composto sulla restante meringa e completare l'ncorporamento delle due masse montate. 
Trasferire il composto nello stampo che andrà messo in una teglia un pò più grande in cui sarà stata messa dell'acqua. Questo espediente serve a permettere una cottura il più dolce possibile ed a creare nella camera del forno quell'umidità necessaria a far sviluppare il dolce al meglio. Cuocere in modalità statica per 1h e 10 minuti al termine dei quali si dovrà socchiudere lo sportello del forno con il manico di un mestolo e lasciar raffreddare il dolce per 30 minuti. Questo passaggio serve a stabilizzare la torta; un raffreddamento troppo brusco la farebbe collassare. 
Sformare il dolce solo una volta che è ben freddo capovolgendolo due volte in modo da avere la caratteristica crosticina dorata a vista. 

Descrivere la texture di questo dolce è estremamente difficile perchè è fondente in una maniera setosa e vellutata assieme. Il sapore poi è delicatissimo e raffinato, perfetto dopo un pasto così ricco di sapori come è tipico della Cucina Giapponese. Io ci accompagnerei una salsa di ciliegie in omaggio alla tradizionale fioritura degli alberi di ciliegio in Giappone, la Sakura, fenomeno che attira turisti da tutto il mondo per la sua bellezza. 
  

domenica 9 febbraio 2014

E INVECE. SA PUDDA PRENA

"E invece". Adoro scrivere questa frase chiusa da un punto, amo l'imprevedibilità della vita che ne sottintende e ancora di più mi piace quel 'punto' per l'indiscutibilità che vuole suggerire di questo concetto.
Del fatto che la Vita ( o come la si vuole chiamare ) abbia predisposto per me inimmaginabili percorsi e incroci me ne sono accorta da tempo: tutto ciò che accade di giorno in giorno è originato da eventi pregressi e determinerà nel futuro direzioni spesso imprevedibili.
Se, infatti, anche solo due anni fa mi avessero detto che avrei partecipato da iscritta ( non professionista certo, ma per me è comunque un onore ) ad un esclusivo corso della Federazione Italiana Cuochi, avrei riso e risposto "Si, certo. E le mucche volano!". E invece.
Invece certe cose accadono perchè le si va a cercare seguendo il fluire naturale e inesorabile di un disegno inconscio e istintivo. Quando ci si ferma un attimo ad osservare l'esistenza che si sta vivendo, ci si rende conto che era li che si doveva arrivare: ad esempio, a Bonarcado, per una '2-giorni' sulle Naturali Tendenze tenuto dallo Chef fabio Tacchella.

Mi trovavo li, in mezzo ad un centinaio di cuochi professionisti, con la stessa voglia di imparare che provo quando frequento i miei corsi ECM per la mia professione di farmacista, con la stessa curiosità e umiltà. Ma anche con la consapevolezza che 'tutto quello che non si conosce, lo si può apprendere' e che se anche non sovverte il nostro modo di pensare, certamente lo influenza per il solo fatto di averlo messo in discussione.
In questo corso lo Chef Tacchella ci ha tantissime volte portato a modificare il nostro normale modo di fare proponendoci alternative giustificate: certamente non le adotterò tutte, perchè magari non utili al mio contesto casalingo, però anche il non-cambiamento sarà oggi più consapevole.
Ad esempio, ho preparato subito la Soluzione Sanificante, utile per tutte le superfici e attrezzature in cucina, fatto con acqua e alcool etilico in rapporto di 4:6; ho anche fatto il Sale Liquido, creando una soluzione satura di sale ( qui, da pura farmacista ) che rende la salatura di una piatanza più precisa e veloce.

La prima cosa in assoluto che ho cucinato la sera del rientro da Bonarcado è un piatto nato dalla fusione di più ispirazioni, sa Pudda Prena: l'ho mangiata a Su Carduleu, il ristorante dello Chef  Roberto Serra ( che mi ha fatto impazire con i suoi dolci! ), ho utilizzato tecniche e materiali suggeriti da Fabio Tacchella e sopratutto mi piaceva ricreare il ripieno che mia mamma metteva nel ventre di una gallina di pollaio prima di cucirla e tanto buono da provocare accese litigate con mio fratello per averne una porzione più grande. L'aspetto del piatto che ho preparato io non ricorda minimamente quello di mia mamma ma, credetemi, il sapore si. Oltretutto questa tecnica scatena mille possibili varianti, tutte molto accattivanti.
RICETTA
Ingredienti:
  • 1 petto di pollo
  • 1 zucchina
  • pane raffermo a cubetti
  • lardo
  • mortadella
  • pomodoro secco
  • pistilli di zafferano
  • cipolla pastorizzata
  • noce moscata
  • sale e pepe
per realizzare questo piatto serve anche:
  • carta FATA
  • termometrro a sonda
Procedimento:
Dopo avere eliminato nervetti e filamenti, scaloppare il petto di pollo per ottenere delle fette di carne di spessore uniforme ( 4 mm circa ) e sistemarne una parte sopra un rettangolo di carta FATA andando a ottenere un rettangolo di carne leggermente più piccolo. Coprire con un altro foglio di carta FATA, battere con il batticarne per uniformare la sfoglia di pollo ed eliminare il secondo foglio di carta FATA. 




Frullare la restante carne di pollo in un cutter ( frullare poco prima dei cubetti di ghiaccio per raffreddare e affilare le lame ) e trasferire in una ciotola assieme al lardo e alla mortadella tagliati a piccoli cubetti, la parte esterna della zucchina tagliata a brunuoise, il pomodoro secco lavato dal suo sale, asciugato e tritato finemente, i cubetti di pane raffrermo ammollati nel latte e strizzati bene, la cipolla tritata pastorizzata, i pistilli di zafferano, il sale, il pepe bianco e poca noce moscata.




 Amalgamare il tutto con un cucchiaio. Non serve usare uova per compattare perchè le albumine della carne di pollo svolgono una funzione collante sufficiente. Distribuire questa farcia su un lato lungo del rettangolo di carne formando un cilindro e rivestirlo con la carne aiutandosi sollevando la carta FATA come si chiudesse uno strudel. Avvolgere strettamente con la carta FATA bloccando le estremità come una caramella con dei laccetti o spago da cucina. Inserire uno stecco da spiedino in una delle due estremità per facilitare il successivo inserimento della sonda del termometro.

 Cuocere il forno a 170°C per circa mezz'ora o fino al raggiungimento di 62°C all'interno del rotolo: questa è la temperatura per una cottura ideale della carne di pollo che cosi rimane giustamente cotto ma non asciutto.
 Questo rotolo può essere servito anche così, dopo aver ovviamente eliminato la carta ed averlo affettato, oppure ne si può rosolare leggermente la superficie in padella con un filo d'olio e volendo sfumando con del vino bianco. 

Io ho accompagnato Sa Pudda Prena con dei finocchi brasati al vino bianco, dolci e aromatici, che ben sposano la delicatezza della carne di pollo. In più, un filo di buon olio d'oliva e dell'aceto balsamico: ecco un piatto saporito e leggero che mette daccordo tradizione e cucina moderna, con la sua esigenza di semplicità e identificabilità dei sapori e un aspetto pulito e ordinato.
 
 

martedì 21 gennaio 2014

SPEZZATINO CREMOSO CREMOSO E 5 CEREALI: IT'S WINTER TIME

Diciamo la verità: noi Sardi per ammettere che è arrivato l'inverno dobbiamo aspettare fine gennaio, se ci va bene anche febbraio. In ogni caso noi consideriamo che le temperature sono rigide a già a 10°C, ragion per cui vediamo il nostro ritorno a casa, come quello di una guida alpina che ritrova finalmente, e dopo tanti pericoli, un rifugio nel mezzo di una tormenta di neve. E cosa può desiderare una persona che un pò si sente una guida alpina? Un ambiente caldo ed un cibo ristoratore. Considerando tutto ciò, noi Sardi in questo periodo tiriamo fuori tutto il nostro repertorio di cibo invernale fatto di intingoli, di materie prime molto cucinate, di totale disprezzo del concetto di light..... perchè 'è il corpo che lo richiede'. .....manco stessimo al Polo Nord!
Per tutto ciò, con la profonda convinzione che il tempo lo giustificasse, ieri ho pensato di fare quella che da noi si chiama comunemente carne in umido, cioè nient'altro che uno spezzatino, ritenendo il suo intingolo fosse cosa adattissima a questi climi rigidi. Questa è una di quelle pietanze che non si fanno 'libro di cucina in mano' ma si realizzano ripetendo gesti di una tradizione quotidiana e aggiungendo, nel mio caso, un pò di esperienza accumulata in questi anni nello sperimentare la cucina regionale ed etnica. E' cosi che è nato questo spezzatino dal sugo cremosissimo, aromatico e avvolgente: partendo da un ingrediente determinante ( un succulento taglio di manzo tagliato a tocchetti ) e aggiungendo mano a mano altri ingredienti seguendo l'istinto e, ripeto, l'esperienza.
Ho tradotto questo processo evolutivo in forma di ricetta ma, a parte alcuni passaggi indispensabili, direi che nulla mi vieterà in futuro di riproporre questo spezzatino in molte varianti. Questo era, a mio non proprio inesperto giudizio, molto buono e ben bilanciato, soprattutto per l'accompagnamento volutamente semplice con un mix di 5 cereali che alla loro basicità aggiungono l'elevato valore nutrizionale. Come a dire che questo spezzatino servito con i cereali rappresenta tranquillamente un piatto unico e completo.
RICETTA
Ingredienti per 4 persone:
  • 600 g di spezzato di filetto di manzo
  • 4 carote
  • 2 cipollotti freschi
  • 1 spicchio d'aglio
  • 500 g di polpa di pomodoro
  • concentrato di pomodoro
  • 250 g di fagioli rossi
  • farina
  • vino rosato
  • 1 foglia d'alloro
  • 2-3 chiodi di garofano
  • peperoncino di Cayenna
  • maggiorana fresca
  • 250 g di mix di 5 cereali
  • olio EVO, sale
  • salsa Worcestershire 
  • una nocina di burro
Procedimento
Mettere a lessare il mix di 5 cereali in abbondante acqua salata per 30 minuti ( la confezione riportava 12' ma non sono stati minimamente sufficienti ). Rosolare in poco olio il cipollotto e la carota tagliati non troppo piccoli, dopodichè aggiungere la carne tagliata a tocchetti ed infarinata velocemente. Lasciar cuocere fino a che non si è formata una sottile crosticina. Deglassare con un pò di vino aiutandosi con un mestolo a spatola per facilitare la rimozione del fondo caramellizzato. Unire la polpa di pomodoro e dopo poco dell'acqua, nel mio caso 'a filo' perchè ho usato la pentola a pressione. In alternativa, usare una pentola normale considerando che i tempi si allungano un pò, a vantaggio di un gusto ancora più intenso. Purtroppo non sempre la routine familiare permette questi lussi.....Chiudere e far andare in pressione dopo aver inserito la foglia di alloro, i chiodi di garofano, la maggiorana e un pò di pepe di Cayenna. Cuocere per una mezz'oretta circa, poi aprire, aggiungere il concentrato di pomodoro e lasciar ridurre fino ad ottenere un intingolo corposo e denso al punto giusto. Salare, aggiustare di pepe e profumare con la salsa Worcestershire, unire i fagioli rossi scolati e lavati dal liquido di governo. Lasciar cuocere ancora cinque minuti e poi spegnere. Mantecare con la nocina di burro.

A questo punto i cereali saranno cotti: scolarli e condirli con poco olio per evitare che si impacchino.
Servire disponendo in ciascun piatto di servizio un pò di cereali in un lato e nel restante spazio lo spezzatino, decorando con un rametto di maggiorana. 

 Come avete visto non è nulla di trascendentale, ma è semplicemente un piatto nel quale è stata messa la giusta cura facendolo diventare un pasto completo, oltrechè buonissimo. Oltretutto posso confermare che il giorno dopo questo spezzatino è ancora più buono....non foss'altro che la comodità di tirarlo fuori dal frigo, riscaldarlo e consumarlo....non ha prezzo!